Nuova Transizione 5.0: fotovoltaico aziendale e iperammortamento, dove aiuta il drone

Norme e incentivi · · 3 min di lettura

Vista aerea al tramonto di un capannone industriale con impianto fotovoltaico in copertura disposto in file regolari, camion alle baie di carico, campi di grano e uliveti attorno e un paese su una collina all’orizzonte
Fotovoltaico in copertura per l’autoconsumo di un’azienda: il tipo di investimento che il Nuovo Piano Transizione 5.0 agevola con l’iperammortamento.

Per un’impresa che vuole installare un impianto fotovoltaico sul proprio capannone, il Nuovo Piano Transizione 5.0 è un’occasione concreta. Comporta però un percorso documentale preciso, in cui dati affidabili su copertura e impianto fanno la differenza.

Articolo informativo aggiornato al 22 ottobre 2026. Requisiti e scadenze sono quelli pubblicati da MIMIT e GSE, che fanno fede; per la valutazione fiscale rivolgersi al proprio commercialista.

Cosa è cambiato nel 2026

Il credito d’imposta Transizione 5.0 riguardava gli investimenti del 2024 e del 2025. Dal 1° gennaio 2026 la Legge di Bilancio lo ha sostituito con l’iperammortamento: una maggiorazione del costo ammortizzabile dei beni, valida ai fini delle imposte sui redditi, per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Le modalità attuative sono definite dal decreto interministeriale del 7 maggio 2026.

La maggiorazione è a scaglioni: 180% sulla quota di investimento fino a 2,5 milioni di euro, 100% oltre 2,5 e fino a 10 milioni, 50% oltre 10 e fino a 20 milioni.

Il fotovoltaico per l’autoconsumo

Tra gli investimenti agevolabili rientrano i beni nuovi destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo, anche a distanza, compresi i sistemi di accumulo. Due condizioni da tenere presenti fin dal progetto:

  • il dimensionamento dell’impianto non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sui consumi medi annui dell’esercizio precedente
  • i moduli devono rispettare i requisiti stabiliti dal decreto: la loro verifica spetta al progettista e al fornitore

Il percorso con il GSE

Le comunicazioni si inviano sulla piattaforma del GSE: la prenotazione dell’investimento, la conferma con il pagamento di un acconto pari al 20% e il completamento, a investimento concluso e comunque entro il 15 novembre 2028. Effettività e conformità degli investimenti sono comprovate da una perizia tecnica asseverata e da una certificazione contabile.

Dove aiuta il drone

Il drone non sostituisce il progettista né il tecnico che firma la perizia. Fornisce però dati misurabili e documentazione datata nelle fasi in cui servono.

Prima del progetto. Il rilievo fotogrammetrico della copertura restituisce superfici di falda, pendenze, orientamento e posizione di lucernari e ostacoli: la base geometrica su cui il progettista dimensiona l’impianto entro i limiti richiesti. Le immagini ravvicinate mostrano anche lo stato del manto, per capire se va sistemato prima di posare i moduli.

A fine lavori. Ortofoto e immagini georeferenziate documentano l’impianto realizzato: disposizione delle file, numero e posizione dei moduli, componenti in copertura. È documentazione che il tecnico incaricato può utilizzare a supporto delle proprie verifiche.

All’entrata in esercizio. L’ispezione termografica di collaudo individua moduli e stringhe con anomalie quando l’installatore è ancora in cantiere e fissa lo stato di partenza dell’impianto.

Negli anni successivi. Ispezioni periodiche confrontabili mantengono l’impianto efficiente e documentano l’evoluzione di eventuali difetti.

In sintesi

L’iperammortamento rende più conveniente il fotovoltaico aziendale, ma premia chi arriva con un progetto ben dimensionato e una documentazione ordinata. Un rilievo all’inizio e un’ispezione alla fine costano poco rispetto all’investimento e riducono le incertezze in entrambe le fasi.

Per il rilievo della copertura si veda Fotogrammetria e rilievi 3D; per l’ispezione dell’impianto Ispezioni termografiche di impianti fotovoltaici.

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